Prima le donne e i bambini / Elena Gianini Belotti. - Milano : Rizzoli, 1980. - 208 p. ; 22 cm. ((In cop.: Il silenzio del desiderio, delle emozioni, del corpo: la comunicazione da inventare.
Collocazione : DEP 301.41 GIA
Si può leggere un'anteprima su Books Google
e una presentazione sul sito della Feltrinelli
La Belotti analizza la questione in modo lucido e preciso, scovandone origini, cause e conseguenze, denunciando la colpevolezza degli uomini che l’hanno imposta, ma anche delle donne che l’hanno perpetuata senza mai concretamente opporvisi.
Partendo dal racconto di sconcertanti esperienze realmente vissute –anche dalla stessa autrice – cui seguono semplici riflessioni, viene smascherato il culto maschile radicato anche negli aspetti più minuti e banali dell’esistenza (come l’assunzione del cognome del marito per la sposa e i figli o l’ insufficienza di servizi igienici per donne) mettendone in luce i meccanismi che lo strutturano e lo mantengono vivo.
Il problema viene delineato considerando molteplici prospettive di stampo sia teorico, sia pratico: la codifica dei comportamenti distinti in maschili (potere, coraggio, abilità, forza, raziocinio, controllo, obiettività ecc) e femminili (sottomissione, sacrificio, dolcezza, sensibilità, incapacità, emotività, passività ecc), la contrapposizione dei ruoli che ne deriva, assieme all’incomunicabilità nel rapporto tra i due sessi, la trasmissione inconscia di questi modelli ai figli, la violenza familiare che spesso si ripercuote anche su di loro, le teorie e le pratiche mediche sessualmente discriminanti, il concetto di malattia mentale femminile, la seduzione, la sessualità scissa e distorta che si viene a creare per questa disparità di condizione (Otto figli messi al mondo senza mai dirsi una parola…).
Lo stile diretto, scorrevole, ma anche coinvolgente col suo vivace carattere espressionistico, rivela l’attaccamento dell’autrice all’argomento trattato e la sentita necessità di renderlo noto ai più.
Un’opera che, nonostante faccia riferimento a situazioni ed eventi di oltre 20 anni fa, offre utili spunti di riflessione in vari campi -come l’identità sessuale (Una ragazza che assomiglia a un ragazzo si tollera, perché si pensa che abbia tutto da guadagnarci. Ma dove sono i ragazzi che assomigliano alle ragazze? Il modello maschile ha la forza del contagio, come se fosse tutt’ora il migliore dei modelli”), il rapporto con la medicina (Fin dalle mestruazioni e dai primi rapporti sessuali la donna è costretta ad accettare l’invasione, la dipendenza da altri del proprio corpo […] di fronte a una maggioranza di uomini che non ha mai avuto a che fare con i medici per la propria sessualità e la propria capacità riproduttiva) o la doppia moralità tutt’ora esistente (che bolla spregiativamente come indesiderabili le donne nubili, soprannominate “stagionate” o “zitelle”, ma celebra l’uomo scapolo come una virilità matura ma ancora attraente)- dimostrando di essere ancora un valido strumento per l’interpretazione della società.